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- Marco Guercio
- Marco Guercio, 40 anni, Avvocato. Una vera passione per il diritto e per la politica. In questo blog le sue riflessioni, le sue ricerche, i suoi approfondimenti.
lunedì 20 settembre 2010
Quale diritto del lavoro a sinistra?
In questi giorni è comparso nuovamente il così detto “collegato-lavoro”. Qualche mese fa' mi sono occupato da molto vicino di questa riforma dando vita a molte iniziative a Livorno e a Pisa coinvolgendo magistrati, studiosi di diritto, colleghi, al fine di evidenziarne la pericolosità per l'intero sistema giuslavorista e soprattutto per i diritti dei lavoratori. Anche il Presidente della Repubblica, per fortuna, pensandola nello stesso modo ha opposto il suo rifiuto alla sottoscrizione della norma rinviandola alle Camere. Quali erano i punti critici della riforma che a molti e al Capo dello Stato non convincevano? Nella parte più rivoluzionaria si introduceva una specie di arbitrato obbligatorio per le controversie di lavoro estromettendo dalla gestione del contenzioso i Giudici del Lavoro e quindi i Tribunali per far posto a delle commissioni di arbitri privati scelti in seno alle Direzioni Provinciali del Lavoro e ai Sindacati, peraltro onerose per gli istanti. Nella nuova stesura che ho avuto modo di leggere e che è all'esame delle Camere in questi giorni, questa obbligatorietà non c'è più. Pericolo scampato, si direbbe. Per ora. Perché l'arbitrato comunque viene istituito ma è stato introdotto un meccanismo per cui è impossibile che al momento della sottoscrizione del contratto il lavoratore debba sottoscrivere anche la clausola compromissoria che è esattamente quel meccanismo grazie al quale il lavoratore stesso “decideva” di affidare esclusivamente ad arbitri la risoluzione delle controversie aventi ad oggetto le obbligazioni dedotte nel contratto medesimo. L'arbitrato, comunque, come detto, è lì e non è escluso che se ne possa fare un uso improprio. Quello che è certo è che saranno molti i dispositivi di controllo della legittimità della devoluzione agli arbitri. Questa nuova norma è sicuramente migliore di quella precedente anche se a questo punto è del tutto inutile perché il lavoratore potrà comunque rivolgersi al Giudice.
Altra questione è la gestione dei rapporti di forza in seno alle aziende e la possibilità per le stesse di inventarsi meccanismi di coazione della volontà dei lavoratori costringendoli, per così dire, a sottoscrivere la clausola compromissoria una volta stipulato il contratto di lavoro e concluso l'eventuale periodo di prova. Questa non è una questione giuridica ma sindacale e le risposte su questo punto non spettano ad un avvocato ma, appunto, ai sindacati.
Una riflessione, tuttavia, a questo punto si impone. Oltre a rispondere a tutti gli attacchi ai diritti dei lavoratori che provengono da destra, è possibile ipotizzare un diritto del lavoro costruito da sinistra? E' ipotizzabile, cioè, l'elaborazione di una tutela più efficace delle posizioni giuridiche della parte debole del rapporto contrattuale ed inserirla nel difficile contesto economico in cui viviamo in modo che sia efficace e produttiva allo stesso tempo?
Perché questo rappresenterebbe un punto di forza notevole per i movimenti dei lavoratori i quali non si limiterebbero ad invocare la scomunica per ogni Ministro demolitore dei loro diritti che puntualmente si presenta nei momenti di crisi ma sarebbero capaci di costruire e di prospettare una alternativa a quel modello.
Non esiste nella sinistra italiana qualcuno (se si eccettua il Prof. Alleva ed il suo progetto che in pochi conoscono) che si sia preso la briga di elaborare un progetto di riforma complessiva dei diritti dei lavoratori che avesse come obiettivo quello di rafforzarli e non quello di indebolirli. Non è che non si è riusciti a scriverlo: è che non si è mai preso in considerazione questo tipo di studio. Oppure, e sarebbe davvero bizzarro, ci sono dei progetti di questo tipo ma non vengono resi pubblici....!
In realtà la sinistra italiana ha da tempo abdicato al ruolo di baluardo dei diritti dei lavoratori e questa ne è la più ampia dimostrazione.
Eliminare l'elemento di terzietà, di statalità, nei contenziosi in tema di diritto del lavoro rappresenta la risultante di una direttrice politica datoriale e quindi faziosa, di parte. A contrapporsi a questa deriva, se si tolgono i sindacati più battaglieri che comunque non possono che fare il loro lavoro nei confini della sottoscrizione dei contratti e nella gestione del rapporto di lavoro, chi rimane? In parlamento chi ha proposto negli ultimi 15 anni una riforma del diritto del lavoro in senso più garantista dei diritti dei lavoratori? Nessuno.
Ecco, questo è il problema. Nessuno propone niente perché non si sviluppa un dibattito su quest temi se non quando è necessario per rispondere agli attacchi di confindustria travestiti da collegati-lavoro.
Se è davvero il momento di inaugurare una nuova stagione politica seria, ponderata, utile, allora è anche il momento di mettere al centro una proposta complessiva che disciplini bene ed in maniera efficace il lavoro, il suo contenuto, gli obblighi di una e dell'altra parte, le conseguenze per il trasferimento degli stabilimenti all'estero, il meccanismo di adeguamento dei salari e degli stipendi ai prezzi, la sicurezza sul lavoro ed i metodi di controllo della stessa, la stabilità del rapporto di lavoro e l'abiura dei contratti che sconvolgono intere generazioni di giovani lavoratori, i rapporti tra lavoro e previdenza, il lavoro dei migranti, la tutela nei confronti dei licenziamenti illegittimi, l'estensione della tutela reale a tutti i lavoratori.
Con un progetto ben fatto si può cominciare a dire con più forza qual'è il modello di società che vogliamo visto che la nostra, come ci ricorda l'art. 1 della nostra Costituzione sarebbe fondata, per l'appunto, proprio sul lavoro. Con un progetto condiviso si potrebbe iniziare un percorso con compagni di viaggio che hanno contribuito a redigerlo fino a stabilire alleanze sulle cose e non sulle poltrone. Con un progetto buono si aprirebbe la discussione sul futuro partendo dall'elemento essenziale che caratterizza una società: il lavoro.
Per questo chiedo con forza e a gran voce a tutti i soggetti politici di sinistra di farlo. Non è difficile. Moltissime sono le persone autorevoli (Avvocati, ex magistrati, Professori di diritto, sindacalisti, lavoratori) in grado di formare una commissione di esperti che lavori su un progetto del genere. E' una cosa buona, che descrive una traiettoria politica, esprime delle priorità e costruisce una parte del programma di eventuali competizioni elettorali. Trovarsi insieme a litigare su come si fà a migliorare le condizioni dei lavoratori è, o dovrebbe essere, la politica. Si arriva insieme ad un risultato pratico e alla costruzione di un metodo contrapposto a quello utilizzato sin qui, un metodo che vede al centro della politica la costruzione di una idea di società e non di una compagine governativa o di un assetto parlamentare. Quelle vengono, ovviamente, dopo.
Affido queste mie umili considerazioni alla rete e attendo, ovviamente, un segnale, un cenno, un riscontro con poche illusioni ma con la presunzione di stimolare la discussione su una questione che deve essere affrontata in questi termini perché nel frattempo chi ci fronteggia avanza ogni giorno demolendo i diritti, la sicurezza, la stabilità, la dignità di tutti i lavoratori.
Marco Guercio
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