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- Marco Guercio
- Marco Guercio, 40 anni, Avvocato. Una vera passione per il diritto e per la politica. In questo blog le sue riflessioni, le sue ricerche, i suoi approfondimenti.
lunedì 18 ottobre 2010
Le belle Bandiere ed i simboli padani. Le differenze.
Certo, si potrebbe spiegare la vicenda della tentata comparazione tra la scuola di Adro e la lapide sui resti del Teatro San Marco sulle cui rovine è stato edificato un asilo, con la logica, il metro e l'orologio. Si potrebbe dire, come in parte è stato detto, che mentre ad Adro è stata tentata un'operazione di plagio nei confronti dei ragazzi con l'installazione di oltre 700 simboli leghisti, oltre ad aver intitolato l'intero plesso a Gianfranco Miglio (uno che sosteneva il diritto di secessione della Padania dall'Italia come sottospecie del più antico diritto di resistenza medievale...!) nel caso di Livorno i resti del Teatro San Marco che vide, il 21 gennaio 1921, la fondazione del PCdI, rappresentano oggi un monumento alla memoria con tanto di lapide commemorativa a prescindere dalla circostanza che accanto, in adiacenza, sia sorto un asilo.
Si potrebbe rispondere così se questo fosse il problema. Ma il problema, come tutti hanno capito, non è questo.
Non è questo perché quello che ho appena detto è evidente a chiunque, persino alla Gelmini e agli esponenti del Centro Destra Livornese. Non si può pensare che queste persone siano così sprovvedute da non aver presente l'enorme distanza tra le due questioni. Ergo, si deve ritenere che sia una comparazione di altra natura, strumentale se volete, ma con un intento politico preciso.
Non si vuole, a mio avviso, delegittimare il Teatro San Marco ma si vuole legittimare Adro. Si vuole dire che, in fondo, è anche giusto che a Livorno, terra di tradizioni Comuniste, si espongano vessilli rossi così come dalle nostre parti, in Padania, è giusto che si educhi la gioventù ipnotizzandola con questo nostro bel simbolino verde ed il richiamo a Miglio.
E questa, si badi bene, è un'operazione che conduce la Lega in prima persona come obiettivo non di coalizione ma di partito. Chi accondiscende, tra le fila del centro destra, o non capisce di cosa sta parlando o deve essere considerato a buon diritto un complice consapevole di questa operazione.
Per questo, dal mio punto di vista, se ci avvitiamo sulla polemica della legalità non ne possiamo uscire con una soluzione. Se dobbiamo affannarci per sostenere che le questioni sono diverse dal punto di vista delle costruzioni, dell'architettura, dei tempi di realizzazione, non facciamo altro che avvantaggiare coloro che dicono che le questioni, invece, possono essere assimilabili perché tutto ruoterebbe su prospettazioni ermeneutiche, su punti di vista, su sfumature di questa differenziazione.
Ecco, noi non lo dobbiamo dire che la questione di Livorno è diversa da quella di Adro per questioni di strutture, tempi, modi, adiacenze. Non ci dobbiamo cadere in questa trappola. Noi dobbiamo dire che la questione è e resta diversa perché non esiste e non può esistere nessuna Padania in questo paese che possa rivendicare alcunché da nessun punto di vista mentre esiste la storia di un grande partito, quello Comunista Italiano, che ha contribuito da protagonista alla liberazione di questo paese dal giogo nazi-fascista e ha costruito con le lotte, pezzetto per pezzetto, ogni diritto civile e politico di cui ogni italiano può andare fiero. Questa è la differenza tra le due vicende. Una parla di una cosa che non esiste e non può esistere perché la Costituzione la vieta, l'altra parla di una cosa (IL PCI) che la Costituzione ha contribuito addirittura a scriverla. Non è un caso che Umberto Terracini fosse il presidente dell'assemblea Costituente firmatario della stessa insieme a Enrico De Nicola e che fosse uno dei più autorevoli esponenti, sin dalla sua costituzione (appunto a Livorno, come ci ricorda la lapide in questione) del Partito Comunista d'Italia. Ed allora c'è semplicemente da dire che, stando così la Costituzione, si può commemorare il PcdI dove e come si vuole e non si può assolutamente inneggiare alla secessione con richiami a Miglio e al sole Padano, per di più in una scuola.
Se i leghisti vorranno procedere nella loro direzione, quindi, dovranno avere il coraggio e la forza di scrivere una nuova Costituzione, fondarla su quello che vogliono loro, magari sulle quote latte e non sul lavoro come hanno pensato di fare i nostri padri costituenti (molti dei quali Comunisti) nel 1948, e legittimare ciò che oggi legittimo non è e non può essere.
Marco Guercio
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