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Marco Guercio, 40 anni, Avvocato. Una vera passione per il diritto e per la politica. In questo blog le sue riflessioni, le sue ricerche, i suoi approfondimenti.
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mercoledì 15 giugno 2011

Contenuti e Contenitori

Quale filo lega la tornata elettorale amministrativa con quella referendaria? Il dibattito politico è, in questo momento, essenzialmente incentrato su questo quesito. Per fortuna. Si, perché finalmente si riesce a parlare di elementi essenziali della convivenza civile, della politica e non siamo costretti ad occuparci di orge o barzellette.
Io credo si debba concentrare l'attenzione su una discrasia evidente che si è venuta a creare tra i contenuti della politica ed i contenitori, cioè i partiti. Milano e Napoli sono state, insieme al raggiungimento miracoloso del quorum nei referendum, esperienze nuove nella politica italiana, tutte da decifrare e da decodificare, che hanno avuto come minimo comune denominatore proprio questa distanza, questa alienità tra contenuti e contenitori. Pisapia e De Magistris hanno battuto prima l'avversario del PD e poi quello del PDL, hanno battuto in sequenza, dunque, partiti che rappresenterebbero, secondo quella che è la falsa percezione parlamentare, più della metà del paese. I referendari hanno efficacemente sollecitato la partecipazione del popolo alla consultazione del 12 e 13 giugno pescando nel bacino dei partiti e in quello dell'astensionismo strutturale.
Si può leggere questa nuova stagione della politica come l'inizio di una marcata e consapevole distanza tra gli elettori ed i propri rappresentanti istituzionali? Credo proprio di si. Ciò che resta oscuro e sfugge ad ogni previsione è lo sbocco che questa frizzante propensione alla partecipazione ed al protagonismo politico potrà avere. Le nubi di una appropriazione indebita dei segnali positivi di risveglio da parte dei contenitori ormai svuotati sono presenti e minacciose. D'altra parte l'evidenza del distacco tra rappresentati e rappresentanti si capisce perfettamente proprio quando i partiti, contenitori senza più contenuti, si appropriano di quelli della società civile avendo in passato affermato e sostenuto contenuti difformi se non opposti o quando, grazie a sondaggisti eccellenti, si accodano in tempo a battaglie costruite dal basso rivendicandone, in caso di vittoria, la paternità.
Nei comuni, poi, per vincere non basta più indossare la maglietta della squadra vincente perché pare che le bandiere ed i colori della squadra abbiano lasciato il passo ai programmi, ai principi e, ancora una volta, ai contenuti. Non a caso spuntano colori nuovi come l'arancione di Milano e Napoli proprio a voler segnare una distanza dalle vecchie casacche.
All'interno di questo scenario ci dobbiamo interrogare su quale sia l'origine del distacco tra politica e politici, per delimitare un campo di indagine e individuare soluzioni idonee a connettere nuovamente contenitori e contenuti.
Non è facile, ovviamente, ma provo a dare una risposta. Il fatto storico e istituzionale che più di altri in questi ultimi venti anni ha determinato la separazione tra rappresentati e rappresentanti è l'introduzione della attuale legge elettorale. I politici, con quella legge, si sono isolati dal popolo attribuendosi il potere di selezionare i rappresentanti che, dunque, rappresentano i contenitori e non il popolo ed i suoi contenuti. L'eliminazione delle preferenze e l'introduzione della lista bloccata rappresentano il punto più alto della campagna condotta indistintamente da destra e da sinistra al fine di privatizzare la politica, di renderla separata, diversa e spesso contrastante con la volontà e, quindi, con i bisogni delle persone. Non si spiegherebbe altrimenti un paese che si dimentica delle giovani generazioni relegandole a schiere di precari senza futuro.
Quella legge elettorale ha avuto come conseguenza l'accentuarsi del bipolarismo, la scomparsa dei partiti delle estremità, la mancanza assoluta di rappresentanza per milioni di cittadini e la diminuzione percentuale di rappresentatività per gli tutti gli altri.
È, dunque, proprio da questo tassello che dobbiamo ripartire in una nuova stagione di partecipazione. I contenuti hanno bisogno di abitare nella casa dei contenuti e cioè nelle assemblee elettive. Perché ciò avvenga è indispensabile che il popolo selezioni la classe dirigente, i propri rappresentanti con attenzione e mediante un meccanismo che salvaguardi il voto di tutti e di tutte e lo trasformi in qualcosa realmente in grado di incidere sulle istituzioni. La mia opinione è che l'unico sistema in grado di rivoluzionare il sistema oligarchico che contraddistingue l'attuale assetto politico-istituzionale è rappresentato da una legge elettorale con collegi uninominali a doppio turno con possibilità di candidature anche fuori dai partiti. 630 collegi uninominali per la camera e 315 per il senato e candidature di chiunque risieda in quel collegio i forza di una raccolta di almeno 4000 o 5000 adesioni (firme a sostegno della candidatura), a prescindere dall'appartenenza o meno ad un partito politico. Questo sistema consente, nella peggiore delle ipotesi il confronto serrato tra contenuti, la valutazione del curriculum del candidato, della "fedina penale", dell'orientamento politico ed economico e impone una dialettica tra i partiti ed i cittadini perché quei partiti che non siano effettivamente rappresentativi lascerebbero il seggio ai cittadini candidati fuori dai partiti stessi, fino a sparire del tutto.
Ho paura che, in caso contrario, lasciando la legge che costruisce il parlamento, che poi è il posto dove si determina il precariato, il legittimo impedimento, il nucleare, etc., così com'è, nessuna nuova stagione della politica è pensabile prima ancora che possibile. Certo, la legge letterale la fa il parlamento che oggi è in mano agli oligarchi di cui sopra per cui è fondamentale in tutti i movimenti che sappiamo fare, inserire all'ordine del giorno questo punto e cominciare a pensare come sfruttare l'onda positiva che ha determinato Milano, Napoli, i referendum e trascinarla sulla necessità di adottare una nuova legge elettorale. Altrimenti mentre noi facciamo le battaglie, loro continuano a fare le leggi oltre, sopra e contro di noi.

Marco Guercio

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