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Marco Guercio, 40 anni, Avvocato. Una vera passione per il diritto e per la politica. In questo blog le sue riflessioni, le sue ricerche, i suoi approfondimenti.
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venerdì 17 giugno 2011

Indignados e Grillini. Un'analisi.

Indignati. La prima cosa che uno si chiede osservando quel fenomeno di cui poco e male si parla in Italia e che in Spagna sta assumendo un ruolo da protagonista nella politica nazionale è: ma questi sono di destra o di sinistra? Trovandoci per ragioni di puro svago a Madrid, alla Puerta del Sol, ci siamo detti: quasi quasi glielo chiediamo. Lo scenario è quello di un enorme centro sociale a cielo aperto, con colori, parole d'ordine, facce, capigliature, bandiere e slogan decisamente di sinistra. Tra i tanti cartelli, a proposito, uno gioiva per la vittoria di Pisapia a Milano avvisando Berlusconi che il suo tempo era da considerarsi – finalmente – scaduto.
Bandiere Palestinesi, cartelli contro l'omofobia, sportelli di attivisti contro la vivisezione degli animali, slogan femministi, motti inneggianti all'uguaglianza e alle pari opportunità, alla giustizia sociale e alla solidarietà. I ragazzi un po' 70 con barba e capelli lunghi, le ragazze un po' cyberpunk con i capelli corti e colorati, tutti con anfibi e vestiti sbiaditi. Nell'aria un retrogusto di canna neanche troppo leggera, faceva sparire qualsiasi ulteriore dubbio sul riferimento culturale di appartenenza.
In mezzo a tutto questo, come in tutte le sacche di socialismo reale che si rispettino, spunta una scritta: “legal”, in mezzo ad un'area delimitata da alcuni tavoli e da una tenda. Perfetto. Lì troveremo delle risposte. Ci avviciniamo ai nostri omologhi spagnoli e cominciamo l'intervista. Il primo a farsi avanti è un avvocato sulla cinquantina, con i baffetti e il cartellino sul taschino della camicia che indica la sua appartenenza alla commissione legale. Ci dice che non siamo i primi italiani a fargli quella domanda e che la risposta è che il movimento non è né di destra né di sinistra perché prima di tutto è necessario che il popolo focalizzi l'attenzione sulla distanza che i partiti hanno costruito tra la gestione del potere e la politica, che la prima è una cosa brutta e la seconda, che poi è quello che loro stanno cercando di ricostruire, è una cosa bella. Ci sono dentro tutti quelli che non hanno più voce, che non sono rappresentati ed in un paese dove si è determinata quella distanza a non essere rappresentati sono quasi tutti e soprattutto quelli con meno mezzi per vivere e per andare avanti. Etichettare il movimento con le categorie storiche di destra e sinistra avrebbe determinato l'impossibilità di coinvolgere metà della popolazione, del “pueblo” che forse non è mai stato di destra o di sinistra ma ha semplicemente tifato contro uno dei due schieramenti e per questo ha votato l'altro. Mi chiedo se sia di sinistra oggi, nel 2011, evitare di definirsi di sinistra. Forse si. Forse è talmente impossibile trovare un qualsiasi collegamento tra il popolo ed i partiti di sinistra che per evitare equivoci, pur rimanendo tali, è meglio evitare di confondere la sostanza con i simboli o le sigle. Lo spagnolo parla come tutti i madrileni sparando velocissimamente una serie interminabile di parole che, riassumendo, esortano anche gli altri paesi, che si trovano nelle stesse condizioni della Spagna, come ad esempio l'Italia, semplicemente a manifestare l'esistenza del “pueblo” facendolo vivere, come vivono gli “indignados” nelle piazze principali delle città. La Puerta del Sol, infatti, è più di una testimonianza. In un paese che non si occupa delle questioni fondamentali della vita dei cittadini, la presenza militante dei cittadini nelle piazze equivale ad un segnale rumorosissimo, quasi un frastuono. Ci dice che sono già 90 le piazze occupate e che in ogni “barrio”, ossia "quartiere" di Madrid, esistono delle assemblee che poi riversano le proprie posizione in quella della piazza principale. E' vero, andando in giro per la capitale spagnola fino a consumarci i polpacci abbiamo visto più volte alcune piazzette al centro delle quali sedevano giovani e meno giovani che parlavano e si confrontavano. Il collega spagnolo (come dice De Gregori) se ne va e ci saluta perché nel frattempo si è aggiunto alla conversazione un ragazzo che parla italiano perché frequenta il liceo italiano “Fermi” di Madrid ed è contento di scambiare due parole nella sua lingua preferita. Oltre a confermarci questa scelta precisa di coinvolgere tutti non chiamando la rivolta con ulteriori nomi che impediscano di coglierne il senso più vero, ci aiuta a capire meglio descrivendoci un movimento che ha degli obiettivi precisi, come quelli di puntare alla rappresentanza nei comuni dove si terranno le elezioni amministrative e di collegarsi attraverso la rete e alcune assemblee nazionali per costruire un soggetto unitario in grado di superare l'attuale fase politica. Ci dice che non ci sono capi né rappresentanti e che non c'è, al momento, neanche un soggetto giuridico, un'associazione, che rappresenti il movimento all'esterno. Ci sono loro, che sono indignati e che sono ben visibili a tutti quelli che, come diceva Totò, prima o poi dalla piazza principale del paese devono passare. Vogliono poter scegliere i propri rappresentanti, voglio pulizia nelle aule elettive, vogliono onestà, controllo della spesa, giustizia sociale, redistribuzione del reddito, politiche per i giovani contro il precariato, vogliono l'aria e l'acqua sane e pulite, vogliono poter studiare e lavorare.
In Italia avevo sentito una serie interminabile di sciocchezze su questo movimento per cui mi è sembrato giusto scrivere quello che ho sentito e visto seppur con i miei occhi, con le mie orecchie e soprattutto con i miei limitatissimi mezzi culturali.
In Italia, di questo movimento, ad esempio, si è detto che era del tutto assimilabile a quello dei "Grillini" e che, per questo, era da considerarsi di destra. Il taglio delle spese per la gestione della cosa pubblica, l'abolizione dei privilegi per i parlamentari, la resa dei conti con le banche affamatrici, sono punti programmatici che, a ben vedere, potrebbero, ad una analisi superficiale, assimilare i due movimenti che, tuttavia, ad una disamina più attenta appaiono molto distanti e, per certi versi, antitetici.
Per farla breve direi che uno, quello spagnolo, è proprio di sinistra e l'altro, quello italiano, parecchio di destra. Da una parte non ci sono leader né rappresentanti e tutto è declinato al plurale, dall'altra c'è un santone che parla e gli altri che si autodefiniscono con il suffisso del santone (come i fans dei cantanti o i tifosi di calcio), del leader, del capo. Da una parte c'è inclusione, desiderio di allargare il campo, di avvicinare tutti coloro che vivono la medesima tragica situazione. Dall'altra c'è l'anatema, l'abiura, la fatwā, l'offesa, che hanno come corollario l'isolamento, la distanza da tutti e da tutto, la separazione dalla massa. Da una parte c'è il riconoscimento naturale dell'uguaglianza come condizione essenziale per la convivenza tra culture, cittadinanze, esperienze e religioni diverse. Dall'altra ci sono non poche ambiguità sulla questione immigrazione. Da una parte liberi tutti e dall'altra tutti dentro. Da una parte c'è un popolo in piazza e dall'altra un popolo in casa davanti al computer. Insomma, è chiaro a tutti che le categorie di destra e sinistra sono vuote e non rappresentano più niente ma in questo caso, semplicemente per compiere una operazione di analisi comparata, per descrivere alcune differenze, possono essere utili.
Il mio racconto, al termine di questa digressione, finisce con un flash sull'assemblea degli indignados che comincia, quello stesso giorno, alle 19, all'imbrunire di una spettacolare Madrid. Parla prima una ragazza e poi un ragazzo. Alla fine delle comunicazioni il ragazzo legge una poesia, mi è sembrata di Garcia Lorca ma non ne sono così sicuro e comunque non importa. Quello che importa è che mentre la leggeva un altro ragazzo, un indignado, che stava di fronte a noi ha alzato il suo braccio sinistro ed ha stretto il pugno. L'ho fotografato. Ho pensato che dovevo aver già visto quella scena da qualche altra parte tanto, troppo tempo fa', ho pensato che quello era un posto accogliente.

Marco Guercio

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