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- Marco Guercio
- Marco Guercio, 40 anni, Avvocato. Una vera passione per il diritto e per la politica. In questo blog le sue riflessioni, le sue ricerche, i suoi approfondimenti.
martedì 19 luglio 2011
A chi giova fare la guerra alla Casta? Sempre alla Casta.
Sarebbe bene farsi sempre una domanda in più, prima di dare una qualsiasi risposta. La domanda è Qui prodest? A chi giova? Nelle ultime ore impera sui media e nei palazzi del potere una querelle completamente inventata che coinvolge tutti e che deve urgentemente essere decodificata per quello che è e cioè una colossale truffa ai danni dei cittadini.
“La Casta”, e “i costi” della politica. “I Costi della Casta” e “quanto costa la Casta”, cacofonie perfette per titoli di giornali e per articoletti dei blogger più in voga.
Questo è il tema. Siamo in periodo di grave crisi economica e il parlamento ed i suoi membri, eletti dai capi delle coalizioni con il placet notarile dell'elettorato, sono presi di mira da tutto quello che un tempo si chiamava società civile, popolo, movimento, etc. e che oggi evidenzia la totale mancanza di riferimenti culturali e politici limitandosi sempre, quando va bene, ad abbaiare alla luna trascinato da incantatori di serpenti e pifferai magici irresponsabili.
Ed ecco che gli stipendi dei parlamentari, il numero dei parlamentari, le auto blu, i permessi ztl, tutto diventa troppo costoso e bersaglio di critiche e di richieste di tagli immediati.
Non è per fare il comunista ma se i parlamentari diminuiscono è più facile per i giovani trovare un lavoro stabile? Le pensioni aumentano? La sanità e la scuola sono funzionanti e gratuite per tutti? C'è un nesso di causalità tra queste cose oppure no?
E allora mi chiedo: cui prodest? Chi mette in giro tutto questo ha qualche obiettivo recondito? Qual'è il reale sbocco di questi afflati, di queste idee scomposte, di questo nulla sostanziale? I tagli di cui parliamo, infatti, avrebbero lo stesso effetto sull'economia che ha avuto la Social Card nella vita degli indigenti. Nessuno. E allora a chi giova? Chi usa questa battaglia e per fare cosa?
La domanda non ha tardato a ricevere una risposta. Basta mettere in fila le notizie l'arcano si svela da solo. Partono gli anatemi di Grillo e dei nuovi guitti della destra contro la Casta, si detesta il parlamento, l'organo Costituzionale più democratico che abbiamo mai avuto, per colpa di alcuni suoi frequentatori, si arriva addirittura a ritenerlo un organo inutile. E' come se un Comune risulta corrotto o particolarmente inefficace e la soluzione proposta è quella di abolirlo, di rimuoverlo come istituzione. Forse sarebbe il caso di farlo funzionare o no?
Si arriva poi ad un odio endemico verso tutti i rappresentanti istituzionali e all'elencazione morbosa di ogni singolo aspetto della loro funzione.
E poi? E poi arriva Calderoli, arriva la Lega, arriva il populismo più bieco e si giova di questo movimento senza contenuti per fare (per la seconda volta) una proposta senza contenuti.
Leggiamo da “Quotidiano.net”:
“Roma, 18 luglio 2011 - Ridurre il numero di deputati e senatori a 250 per ciascuna camera, con stipendi basati sull'effettiva partecipazione ai lavori parlamentari. Sono queste alcune delle modifiche previste dalla bozza di disegno di legge costituzionale "recante disposizioni concernenti la riduzione del numero dei parlamentari, l’istituzione del senato federale della Repubblica e la forma di governo", presentata dal ministro Roberto Caldeorli, che sarà all’ordine del giorno del prossimo Consiglio dei ministri.
Inoltre l’articolo 2 prevede che il Senato diventi un "Senato federale della Repubblica" che verrà "eletto a suffragio universale e diretto su base regionale". Ai suoi lavori, si legge ancora nella proposta, potranno partecipare "senza diritto di voto, altri rappresentanti delle Regioni e delle autonomie locali". Per diventare senatori sarà necessario il compimento dei 21 anni.
Dopo la nascita del Senato federale "le funzioni del Presidente della Repubblica, in ogni caso che egli non possa adempierle, saranno esercitate dal Presidente della Camera dei deputati" a differenza di quanto avviene oggi. "In caso di impedimento permanente o di morte o di dimissioni del Presidente della Repubblica - si legge nella bozza di riforma - il Presidente della Camera dei deputati indice la elezione del nuovo Presidente della Repubblica entro quindici giorni, salvo il maggior termine previsto se la Camera è sciolta o manca meno di tre mesi alla sua cessazione".
Inoltre il testo sostituisce integralmente l’articolo 59 della Costituzione e, vista la nascita del Senato federale, trasforma gli ex capi di Stato da senatori a ‘deputati’ a vita ("E' deputato di diritto e a vita, salvo rinunzia, chi è stato Presidente della Repubblica"). Ma, eliminando il secondo comma dell’articolo 59, cancella anche la figura dei cinque senatori a vita che ad oggi il presidente della Repubblica può scegliere tra coloro che abbiano "illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario".
Viene poi abbassato il limite d'età (da 50 a 40 anni) per l’eleggibilità del capo dello Stato, mentre il Presidente del Consiglio diventa ‘primo ministro’. "Il Presidente della Repubblica nomina e revoca il Primo Ministro. Il Premier è nominato sulla base dei risultati delle elezioni della Camera dei deputati. Il Primo Ministro è responsabile della politica generale del Governo". E ancora il Presidente della Repubblica potrà "sciogliere la Camera dei deputati, sentiti il suo Presidente e i rappresentanti dei gruppi parlamentari", ma "anche su richiesta del Primo Ministro".
Con la fine del bicameralismo perfetto, sarà solo la Camera dei deputati a dover votare la fiducia al governo e potrà avvalersi anche di un meccanismo di "sfiducia costruttiva". Ma l’approvazione di una mozione di sfiducia nei confronti dell’esecutivo, "non comporta lo scioglimento necessario della Camera. Infatti, è possibile che il Presidente della Repubblica, sulla base dei risultati delle elezioni, nomini un nuovo Primo ministro oppure che la Camera dei Deputati stessa, nell’ambito della medesima maggioranza, individui un nuovo Primo Ministro".
Una sorta di meccanismo anti-ribaltone, insomma. Il testo del governo prevede infatti che la "mozione di sfiducia con la designazione di un nuovo Primo ministro", deve essere approvata "da parte della Camera dei deputati a maggioranza assoluta dei propri componenti che sia conforme ai risultati delle elezioni". Allo stesso modo, nel caso in cui dopo mozione di sfiducia, il presidente della Repubblica si avvalga del suo potere di nominare un nuovo primo ministro, lo fa "sulla base dei risultati delle elezioni".
Inoltre la bozza firmata da Calderoli prevede una modifica all'articolo 69 della Carta, secondo cui "i componenti della Camera dei deputati e del Senato federale della Repubblica hanno il dovere di partecipare ai lavori dell’Assemblea e delle Commissioni. Ricevono un’indennità stabilita dalla legge, in misura corrispondente alla loro effettiva partecipazione ai lavori secondo le norme dei rispettivi regolamenti".
Infine viene "soppressa" la circoscrizione Estero. "All’articolo 48 della Costituzione, il terzo comma è abrogato", si legge nel testo, con riferimento alla norma costituzionale che attualmente prevede l’esercizio del diritto di voto per l’elezione dei parlamentari, da parte dei cittadini residenti all’estero.””
Questa è una bozza di riforma Costituzionale che andrà in Consiglio dei Ministri nei prossimi giorni ma adesso leggete questa:
“Fine del bicameralismo perfetto, con suddivisione del potere legislativo tra Camera dei deputati e Senato Federale. La Camera avrebbe discusso, in linea di principio, leggi di ambito nazionale (bilancio, energia, opere pubbliche, valori fondamentali, trattati internazionali, etc), il Senato leggi che interessano materie a competenza regionale esclusiva o concorrente con lo Stato; secondo i sostenitori del SI, ciò avrebbe comportato maggiore velocità e incisività nell'approvazione delle leggi, poiché, senza la riforma una legge deve essere approvata da quasi 1000 parlamentari e con il medesimo testo sia dalla Camera che Senato, facendo, a volte, rallentare l'iter legislativo; secondo i sostenitori del NO, la ripartizione di competenze non è chiara e avrebbe provocato numerosi conflitti di competenza dinanzi alla Corte costituzionale tra Camera e Senato. Taluni sostenitori del SI hanno ribattuto che la parte della riforma relativa all'iter legislativo si sarebbe applicata solo a partire dalla prima legislatura successiva all'entrata in vigore della legge costituzionale (quindi, salvo elezioni anticipate, nel 2011) ed eventuali lacune si sarebbero potute nel frattempo essere risolte dal Parlamento. Per i critici, inoltre, l'approvazione delle leggi da parte di una sola Camera avrebbe portato ad una minore ponderazione nell'elaborazione dei testi legislativi.
Riduzione del numero di deputati (da 630 a 518) e senatori (da 315 a 252), con decorrenza tra due legislature. I senatori sarebbero stati nominati su base regionale contestualmente all'elezione dei consigli regionali; i senatori a vita sarebbero diventati "deputati a vita", sarebbe diminuita l'età minima per essere eletti alla Camera (da 25 a 21 anni) e al Senato (da 40 a 25 anni). La riduzione sarebbe stata in vigore dalla XVI Legislatura e quindi non necessariamente nel 2016 come spesso riportato, ma certamente non sarebbe stata immediata.
Aumento dei poteri del Primo Ministro, con il cosiddetto "Premierato"; questi avrebbe potuto revocare i ministri, dirigere la politica degli stessi non più coordinando l'attività dei ministri ma determinandola; avrebbe potuto sciogliere direttamente la Camera (potere solitamente affidato al Presidente della Repubblica, non esercitabile però incondizionatamente, potendo indire elezioni anticipate - secondo la migliore prassi - solamente ove riscontri l'impossibilità di una qualsiasi maggioranza); secondo i sostenitori del NO, ciò avrebbe aumentato eccessivamente i poteri del Primo Ministro, consentendogli di controllare la Camera, mentre storicamente è stato accettato il concetto secondo il quale dovrebbe essere lui a rendere conto al Parlamento. Inoltre la facoltà di revoca dei ministri, sempre secondo i sostenitori del NO, sarebbe stata puramente teorica in un sistema bipolare multipartitico, in cui l'estromissione di un ministro avrebbe come effetto la fine del sostegno del suo partito alla maggioranza; secondo i sostenitori del SI, la riforma avrebbe reso più incisiva l'azione di governo, dotando di effettivi poteri il premier.
Clausola contro i cambi parlamentari di maggioranza e obbligo di nuove consultazioni popolari in caso di caduta del governo, salvo la sfiducia costruttiva con indicazione di un nuovo Premier e senza cambi di maggioranza; la Camera avrebbe potuto quindi sfiduciare il Primo Ministro, ma, a meno che la stessa maggioranza espressa dalle elezioni ne indichi un altro nel termine di venti giorni, la Camera sarebbe stata automaticamente sciolta con la necessità di andare a nuove elezioni. La Camera sarebbe stata sciolta anche se la mozione di sfiducia fosse stata respinta con il voto determinante di deputati non appartenenti alla maggioranza espressa dalle elezioni (norma cosiddetta Antiribaltone). Secondo i sostenitori del SI, ciò avrebbe reso più stabile il governo ed impedito che il Primo Ministro salvi una maggioranza instabile includendovi nuovi partiti e modificando le preferenze espresse dagli elettori; secondo i sostenitori del NO, ciò avrebbe reso molto più difficile, se non impossibile, la sfiducia al Primo Ministro.
Clausola di Interesse nazionale, espunta dalla riforma del 2001. Nel caso il governo avesse ravvisato in una legge regionale elementi in contrasto con l'interesse nazionale, entro quindici giorni dalla promulgazione avrebbe invitato la regione ad eliminare le disposizioni pregiudizievoli. Qualora entro i successivi quindici giorni il Consiglio regionale non rimuovesse la causa del pregiudizio, il Governo, entro ulteriori quindici giorni, avrebbe sottoposto la questione al Parlamento in seduta comune che, entro il termine di quindici giorni, con deliberazione adottata a maggioranza assoluta dei propri componenti, avrebbe potuto annullare la legge o sue disposizioni. Secondo i sostenitori del NO, questa clausola era stata già recuperata in via interpretativa dalla Corte Costituzionale; secondo i sostenitori del SI l'esplicita previsione dell'interesse nazionale e soprattutto la previsione di un apposito meccanismo, a tutt'oggi mancante, avrebbe favorito il migliore perseguimento dello stesso.
Clausola di supremazia: lo Stato avrebbe potuto sostituirsi alle Regioni in caso di mancata emanazione di norme essenziali; secondo i sostenitori del NO, questo potere è ricompreso in quello attuale di sostituzione del governo nazionale alle regioni a tutela dell'unità giuridica ed economica della Repubblica e dei diritti fondamentali.
Il Presidente della Repubblica sarebbe divenuto garante dell'unità federale della Repubblica. Avrebbe nominato i presidenti delle autorità indipendenti, sentiti i presidenti delle Camere, e fino ad un massimo di 3 deputati a vita. Avrebbe nominato Primo Ministro chi risultasse candidato a tale carica dalla maggioranza uscita dalle elezioni, senza più la libertà di scelta contemplata dall'art. 92 cost.; avrebbe potuto sciogliere la Camera dei deputati solo su richiesta del Primo Ministro, in caso di morte, impedimento permanente o dimissioni dello stesso, se la Camera dei deputati avesse approvato una mozione di sfiducia al Primo Ministro senza che la maggioranza risultante dalle elezioni ne avesse espresso uno nuovo, oppure se il voto di sfiducia fosse stato respinto col voto determinante di deputati non appartenenti alla maggioranza espressa dalle elezioni. L'età minima per essere eletto alla carica di Presidente sarebbe scesa da 50 a 40 anni.”
Questa, tratta da Wikipedia, è la spiegazione dei punti fondamentali del progetto di riforma costituzionale miseramente (e fortunatamente) naufragato nel 2006 grazie al volere contrario dei cittadini e delle cittadine italiane.
Calderoli, insomma, ci riprova. E non lo dice neanche, né qualcuno dall'altra parte prova a sputtanarlo, ci mancherebbe.
Se le analisi della politica continueranno ad essere così basse e superficiali prima o poi il Ministro per la semplificazione (mai titolo fu più azzeccato) ci riuscirà.
La Casta, in poche parole, è una vera casta e non un piccolo sparuto gruppetto di bulletti da strapazzo. L'esigenza che questi signori hanno capito di avere è quella di poter controllare sempre e da vicino tutte le pedine dello scacchiere. Per farlo hanno la necessità di ridurle al minimo, per essere certi che in pochi sarà più semplice amministrare in favore sempre e solo della casta facendo credere di amministrare il paese in favore del popolo.
E come possono arrivare a questo obiettivo? Semplice: creando una campagna... contro la casta (!) che abbia come punto fermo quello di ridurre il numero dei parlamentari, di semplificare, di ridurre al minimo.... ma che cosa? Altrettanto semplice: la democrazia.
Il nostro è un paese senza guida e senza opposizione con un popolo stordito e spaesato (senza paese) che in piena crisi economica è facilmente impressionabile e giustamente s'incazza perché mentre non può andare una settimana al mare perché al verde, il parlamentare di turno non paga l'aereo per andare alla partita. Ma è questo il problema? Se quel parlamentare fosse così in gamba da rendere possibile una riforma economica che migliori le condizione di vita dei cittadini a partire da chi se la passa peggio qualcuno si preoccuperebbe di quel biglietto aereo?
Non facciamoci prendere in giro in questo modo così grossolano.
Non dobbiamo ridurre il numero di parlamentari ma lottare perché i parlamentari siano la reale espressione del popolo e che siano selezionati per titoli e meriti e non per parentele o affinità di ogni tipo. Non dobbiamo ridurre le istituzioni ma farle funzionare. Non dobbiamo ridurre gli stipendi dei parlamentari altrimenti solo i ricchi potranno accedere alla politica.
Dovremmo cominciare a chiederci dove ci porterà questa indignazione senza contenuti, questo sbraitare contro le istituzioni. Dovremmo progettare un paese che funzioni rispettando le istituzioni e sapendo che l'unica soluzione democratica passa per una ristrutturazione non del parlamento o del governo o della magistratura ma del meccanismo attraverso il quale i rappresentanti di questi organi vengono selezionati, scelti, eletti. Non è alla macchina che dobbiamo urlare ma al conducente. E gli dobbiamo urlare di scendere dall'auto, non di aggiungere o togliere pezzi di motore, marmitte o carburatore, né di ritingerla di altro colore. Perché quella è la nostra auto. Quello è il nostro paese, il nostro parlamento, sono le nostre istituzioni, quel meraviglioso congegno antifascista e democratico che ci hanno lasciato in eredità i nostri gloriosi padri costituenti. E va benissimo così com'è.
Marco Guercio
“La Casta”, e “i costi” della politica. “I Costi della Casta” e “quanto costa la Casta”, cacofonie perfette per titoli di giornali e per articoletti dei blogger più in voga.
Questo è il tema. Siamo in periodo di grave crisi economica e il parlamento ed i suoi membri, eletti dai capi delle coalizioni con il placet notarile dell'elettorato, sono presi di mira da tutto quello che un tempo si chiamava società civile, popolo, movimento, etc. e che oggi evidenzia la totale mancanza di riferimenti culturali e politici limitandosi sempre, quando va bene, ad abbaiare alla luna trascinato da incantatori di serpenti e pifferai magici irresponsabili.
Ed ecco che gli stipendi dei parlamentari, il numero dei parlamentari, le auto blu, i permessi ztl, tutto diventa troppo costoso e bersaglio di critiche e di richieste di tagli immediati.
Non è per fare il comunista ma se i parlamentari diminuiscono è più facile per i giovani trovare un lavoro stabile? Le pensioni aumentano? La sanità e la scuola sono funzionanti e gratuite per tutti? C'è un nesso di causalità tra queste cose oppure no?
E allora mi chiedo: cui prodest? Chi mette in giro tutto questo ha qualche obiettivo recondito? Qual'è il reale sbocco di questi afflati, di queste idee scomposte, di questo nulla sostanziale? I tagli di cui parliamo, infatti, avrebbero lo stesso effetto sull'economia che ha avuto la Social Card nella vita degli indigenti. Nessuno. E allora a chi giova? Chi usa questa battaglia e per fare cosa?
La domanda non ha tardato a ricevere una risposta. Basta mettere in fila le notizie l'arcano si svela da solo. Partono gli anatemi di Grillo e dei nuovi guitti della destra contro la Casta, si detesta il parlamento, l'organo Costituzionale più democratico che abbiamo mai avuto, per colpa di alcuni suoi frequentatori, si arriva addirittura a ritenerlo un organo inutile. E' come se un Comune risulta corrotto o particolarmente inefficace e la soluzione proposta è quella di abolirlo, di rimuoverlo come istituzione. Forse sarebbe il caso di farlo funzionare o no?
Si arriva poi ad un odio endemico verso tutti i rappresentanti istituzionali e all'elencazione morbosa di ogni singolo aspetto della loro funzione.
E poi? E poi arriva Calderoli, arriva la Lega, arriva il populismo più bieco e si giova di questo movimento senza contenuti per fare (per la seconda volta) una proposta senza contenuti.
Leggiamo da “Quotidiano.net”:
“Roma, 18 luglio 2011 - Ridurre il numero di deputati e senatori a 250 per ciascuna camera, con stipendi basati sull'effettiva partecipazione ai lavori parlamentari. Sono queste alcune delle modifiche previste dalla bozza di disegno di legge costituzionale "recante disposizioni concernenti la riduzione del numero dei parlamentari, l’istituzione del senato federale della Repubblica e la forma di governo", presentata dal ministro Roberto Caldeorli, che sarà all’ordine del giorno del prossimo Consiglio dei ministri.
Inoltre l’articolo 2 prevede che il Senato diventi un "Senato federale della Repubblica" che verrà "eletto a suffragio universale e diretto su base regionale". Ai suoi lavori, si legge ancora nella proposta, potranno partecipare "senza diritto di voto, altri rappresentanti delle Regioni e delle autonomie locali". Per diventare senatori sarà necessario il compimento dei 21 anni.
Dopo la nascita del Senato federale "le funzioni del Presidente della Repubblica, in ogni caso che egli non possa adempierle, saranno esercitate dal Presidente della Camera dei deputati" a differenza di quanto avviene oggi. "In caso di impedimento permanente o di morte o di dimissioni del Presidente della Repubblica - si legge nella bozza di riforma - il Presidente della Camera dei deputati indice la elezione del nuovo Presidente della Repubblica entro quindici giorni, salvo il maggior termine previsto se la Camera è sciolta o manca meno di tre mesi alla sua cessazione".
Inoltre il testo sostituisce integralmente l’articolo 59 della Costituzione e, vista la nascita del Senato federale, trasforma gli ex capi di Stato da senatori a ‘deputati’ a vita ("E' deputato di diritto e a vita, salvo rinunzia, chi è stato Presidente della Repubblica"). Ma, eliminando il secondo comma dell’articolo 59, cancella anche la figura dei cinque senatori a vita che ad oggi il presidente della Repubblica può scegliere tra coloro che abbiano "illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario".
Viene poi abbassato il limite d'età (da 50 a 40 anni) per l’eleggibilità del capo dello Stato, mentre il Presidente del Consiglio diventa ‘primo ministro’. "Il Presidente della Repubblica nomina e revoca il Primo Ministro. Il Premier è nominato sulla base dei risultati delle elezioni della Camera dei deputati. Il Primo Ministro è responsabile della politica generale del Governo". E ancora il Presidente della Repubblica potrà "sciogliere la Camera dei deputati, sentiti il suo Presidente e i rappresentanti dei gruppi parlamentari", ma "anche su richiesta del Primo Ministro".
Con la fine del bicameralismo perfetto, sarà solo la Camera dei deputati a dover votare la fiducia al governo e potrà avvalersi anche di un meccanismo di "sfiducia costruttiva". Ma l’approvazione di una mozione di sfiducia nei confronti dell’esecutivo, "non comporta lo scioglimento necessario della Camera. Infatti, è possibile che il Presidente della Repubblica, sulla base dei risultati delle elezioni, nomini un nuovo Primo ministro oppure che la Camera dei Deputati stessa, nell’ambito della medesima maggioranza, individui un nuovo Primo Ministro".
Una sorta di meccanismo anti-ribaltone, insomma. Il testo del governo prevede infatti che la "mozione di sfiducia con la designazione di un nuovo Primo ministro", deve essere approvata "da parte della Camera dei deputati a maggioranza assoluta dei propri componenti che sia conforme ai risultati delle elezioni". Allo stesso modo, nel caso in cui dopo mozione di sfiducia, il presidente della Repubblica si avvalga del suo potere di nominare un nuovo primo ministro, lo fa "sulla base dei risultati delle elezioni".
Inoltre la bozza firmata da Calderoli prevede una modifica all'articolo 69 della Carta, secondo cui "i componenti della Camera dei deputati e del Senato federale della Repubblica hanno il dovere di partecipare ai lavori dell’Assemblea e delle Commissioni. Ricevono un’indennità stabilita dalla legge, in misura corrispondente alla loro effettiva partecipazione ai lavori secondo le norme dei rispettivi regolamenti".
Infine viene "soppressa" la circoscrizione Estero. "All’articolo 48 della Costituzione, il terzo comma è abrogato", si legge nel testo, con riferimento alla norma costituzionale che attualmente prevede l’esercizio del diritto di voto per l’elezione dei parlamentari, da parte dei cittadini residenti all’estero.””
Questa è una bozza di riforma Costituzionale che andrà in Consiglio dei Ministri nei prossimi giorni ma adesso leggete questa:
“Fine del bicameralismo perfetto, con suddivisione del potere legislativo tra Camera dei deputati e Senato Federale. La Camera avrebbe discusso, in linea di principio, leggi di ambito nazionale (bilancio, energia, opere pubbliche, valori fondamentali, trattati internazionali, etc), il Senato leggi che interessano materie a competenza regionale esclusiva o concorrente con lo Stato; secondo i sostenitori del SI, ciò avrebbe comportato maggiore velocità e incisività nell'approvazione delle leggi, poiché, senza la riforma una legge deve essere approvata da quasi 1000 parlamentari e con il medesimo testo sia dalla Camera che Senato, facendo, a volte, rallentare l'iter legislativo; secondo i sostenitori del NO, la ripartizione di competenze non è chiara e avrebbe provocato numerosi conflitti di competenza dinanzi alla Corte costituzionale tra Camera e Senato. Taluni sostenitori del SI hanno ribattuto che la parte della riforma relativa all'iter legislativo si sarebbe applicata solo a partire dalla prima legislatura successiva all'entrata in vigore della legge costituzionale (quindi, salvo elezioni anticipate, nel 2011) ed eventuali lacune si sarebbero potute nel frattempo essere risolte dal Parlamento. Per i critici, inoltre, l'approvazione delle leggi da parte di una sola Camera avrebbe portato ad una minore ponderazione nell'elaborazione dei testi legislativi.
Riduzione del numero di deputati (da 630 a 518) e senatori (da 315 a 252), con decorrenza tra due legislature. I senatori sarebbero stati nominati su base regionale contestualmente all'elezione dei consigli regionali; i senatori a vita sarebbero diventati "deputati a vita", sarebbe diminuita l'età minima per essere eletti alla Camera (da 25 a 21 anni) e al Senato (da 40 a 25 anni). La riduzione sarebbe stata in vigore dalla XVI Legislatura e quindi non necessariamente nel 2016 come spesso riportato, ma certamente non sarebbe stata immediata.
Aumento dei poteri del Primo Ministro, con il cosiddetto "Premierato"; questi avrebbe potuto revocare i ministri, dirigere la politica degli stessi non più coordinando l'attività dei ministri ma determinandola; avrebbe potuto sciogliere direttamente la Camera (potere solitamente affidato al Presidente della Repubblica, non esercitabile però incondizionatamente, potendo indire elezioni anticipate - secondo la migliore prassi - solamente ove riscontri l'impossibilità di una qualsiasi maggioranza); secondo i sostenitori del NO, ciò avrebbe aumentato eccessivamente i poteri del Primo Ministro, consentendogli di controllare la Camera, mentre storicamente è stato accettato il concetto secondo il quale dovrebbe essere lui a rendere conto al Parlamento. Inoltre la facoltà di revoca dei ministri, sempre secondo i sostenitori del NO, sarebbe stata puramente teorica in un sistema bipolare multipartitico, in cui l'estromissione di un ministro avrebbe come effetto la fine del sostegno del suo partito alla maggioranza; secondo i sostenitori del SI, la riforma avrebbe reso più incisiva l'azione di governo, dotando di effettivi poteri il premier.
Clausola contro i cambi parlamentari di maggioranza e obbligo di nuove consultazioni popolari in caso di caduta del governo, salvo la sfiducia costruttiva con indicazione di un nuovo Premier e senza cambi di maggioranza; la Camera avrebbe potuto quindi sfiduciare il Primo Ministro, ma, a meno che la stessa maggioranza espressa dalle elezioni ne indichi un altro nel termine di venti giorni, la Camera sarebbe stata automaticamente sciolta con la necessità di andare a nuove elezioni. La Camera sarebbe stata sciolta anche se la mozione di sfiducia fosse stata respinta con il voto determinante di deputati non appartenenti alla maggioranza espressa dalle elezioni (norma cosiddetta Antiribaltone). Secondo i sostenitori del SI, ciò avrebbe reso più stabile il governo ed impedito che il Primo Ministro salvi una maggioranza instabile includendovi nuovi partiti e modificando le preferenze espresse dagli elettori; secondo i sostenitori del NO, ciò avrebbe reso molto più difficile, se non impossibile, la sfiducia al Primo Ministro.
Clausola di Interesse nazionale, espunta dalla riforma del 2001. Nel caso il governo avesse ravvisato in una legge regionale elementi in contrasto con l'interesse nazionale, entro quindici giorni dalla promulgazione avrebbe invitato la regione ad eliminare le disposizioni pregiudizievoli. Qualora entro i successivi quindici giorni il Consiglio regionale non rimuovesse la causa del pregiudizio, il Governo, entro ulteriori quindici giorni, avrebbe sottoposto la questione al Parlamento in seduta comune che, entro il termine di quindici giorni, con deliberazione adottata a maggioranza assoluta dei propri componenti, avrebbe potuto annullare la legge o sue disposizioni. Secondo i sostenitori del NO, questa clausola era stata già recuperata in via interpretativa dalla Corte Costituzionale; secondo i sostenitori del SI l'esplicita previsione dell'interesse nazionale e soprattutto la previsione di un apposito meccanismo, a tutt'oggi mancante, avrebbe favorito il migliore perseguimento dello stesso.
Clausola di supremazia: lo Stato avrebbe potuto sostituirsi alle Regioni in caso di mancata emanazione di norme essenziali; secondo i sostenitori del NO, questo potere è ricompreso in quello attuale di sostituzione del governo nazionale alle regioni a tutela dell'unità giuridica ed economica della Repubblica e dei diritti fondamentali.
Il Presidente della Repubblica sarebbe divenuto garante dell'unità federale della Repubblica. Avrebbe nominato i presidenti delle autorità indipendenti, sentiti i presidenti delle Camere, e fino ad un massimo di 3 deputati a vita. Avrebbe nominato Primo Ministro chi risultasse candidato a tale carica dalla maggioranza uscita dalle elezioni, senza più la libertà di scelta contemplata dall'art. 92 cost.; avrebbe potuto sciogliere la Camera dei deputati solo su richiesta del Primo Ministro, in caso di morte, impedimento permanente o dimissioni dello stesso, se la Camera dei deputati avesse approvato una mozione di sfiducia al Primo Ministro senza che la maggioranza risultante dalle elezioni ne avesse espresso uno nuovo, oppure se il voto di sfiducia fosse stato respinto col voto determinante di deputati non appartenenti alla maggioranza espressa dalle elezioni. L'età minima per essere eletto alla carica di Presidente sarebbe scesa da 50 a 40 anni.”
Questa, tratta da Wikipedia, è la spiegazione dei punti fondamentali del progetto di riforma costituzionale miseramente (e fortunatamente) naufragato nel 2006 grazie al volere contrario dei cittadini e delle cittadine italiane.
Calderoli, insomma, ci riprova. E non lo dice neanche, né qualcuno dall'altra parte prova a sputtanarlo, ci mancherebbe.
Se le analisi della politica continueranno ad essere così basse e superficiali prima o poi il Ministro per la semplificazione (mai titolo fu più azzeccato) ci riuscirà.
La Casta, in poche parole, è una vera casta e non un piccolo sparuto gruppetto di bulletti da strapazzo. L'esigenza che questi signori hanno capito di avere è quella di poter controllare sempre e da vicino tutte le pedine dello scacchiere. Per farlo hanno la necessità di ridurle al minimo, per essere certi che in pochi sarà più semplice amministrare in favore sempre e solo della casta facendo credere di amministrare il paese in favore del popolo.
E come possono arrivare a questo obiettivo? Semplice: creando una campagna... contro la casta (!) che abbia come punto fermo quello di ridurre il numero dei parlamentari, di semplificare, di ridurre al minimo.... ma che cosa? Altrettanto semplice: la democrazia.
Il nostro è un paese senza guida e senza opposizione con un popolo stordito e spaesato (senza paese) che in piena crisi economica è facilmente impressionabile e giustamente s'incazza perché mentre non può andare una settimana al mare perché al verde, il parlamentare di turno non paga l'aereo per andare alla partita. Ma è questo il problema? Se quel parlamentare fosse così in gamba da rendere possibile una riforma economica che migliori le condizione di vita dei cittadini a partire da chi se la passa peggio qualcuno si preoccuperebbe di quel biglietto aereo?
Non facciamoci prendere in giro in questo modo così grossolano.
Non dobbiamo ridurre il numero di parlamentari ma lottare perché i parlamentari siano la reale espressione del popolo e che siano selezionati per titoli e meriti e non per parentele o affinità di ogni tipo. Non dobbiamo ridurre le istituzioni ma farle funzionare. Non dobbiamo ridurre gli stipendi dei parlamentari altrimenti solo i ricchi potranno accedere alla politica.
Dovremmo cominciare a chiederci dove ci porterà questa indignazione senza contenuti, questo sbraitare contro le istituzioni. Dovremmo progettare un paese che funzioni rispettando le istituzioni e sapendo che l'unica soluzione democratica passa per una ristrutturazione non del parlamento o del governo o della magistratura ma del meccanismo attraverso il quale i rappresentanti di questi organi vengono selezionati, scelti, eletti. Non è alla macchina che dobbiamo urlare ma al conducente. E gli dobbiamo urlare di scendere dall'auto, non di aggiungere o togliere pezzi di motore, marmitte o carburatore, né di ritingerla di altro colore. Perché quella è la nostra auto. Quello è il nostro paese, il nostro parlamento, sono le nostre istituzioni, quel meraviglioso congegno antifascista e democratico che ci hanno lasciato in eredità i nostri gloriosi padri costituenti. E va benissimo così com'è.
Marco Guercio
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1 commenti:
I costi della politica ed i costi della democrazia sono un discorso complesso. Ma su alcuni punti il buon senso, francamente, ha ragione.
Ad esempio, si dice "Non dobbiamo ridurre gli stipendi dei parlamentari altrimenti solo i ricchi potranno accedere alla politica" ed, aggiungo, altrimenti i politici non godrebbero dell'indipendenza economica necessaria a garantire la propria integrità.
Però, senza voler ridurre alla fame i politici, mi chiedo: qual'è il prezzo dell'onestà?
E' l'onestà un mestiere o un modo di essere?
Da cittadina sono più che disposta a garantire (fiscalmente parlando) uno stipendio decoroso ai politici, ma NON intendo pagare perchè siano onesti.
Quanto all'accesso alla politica, garantito uno stipendio decoroso, si garantisce l'accesso a qualunque cittadino, o no?
Inoltre aggiungo. E' vero che i tagli ai piccoli (e meschini, mi si consenta) privilegi dei nostri parlamentari e governanti non salverebbero l'Italia dal proprio disatro economico.
Però, in tutta sincerità, il buon gusto ed un minimo di decenza richiedono che mentre si chiedono sacrifici a persone che stanno lottando per la sopravvivenza (operai, impiegati, piccoli professionisti, piccoli commercianti, disoccupati, disabili, pensionati, etc), si evitasse di ostentare un tenore di evita precluso agli stessi. sarebbe forse il caso di tenere un minimo di sobrietà, nella cui nozione, certamente, includo anche l'evitare di pensare testi legislativi che chiaramente dimostrano l'assenza di una conoscenza ancorchè basilare del nostro ordinamento giuridico.
Infine, mi pare che se un veicolo, condotto da chicchessia, ci sta portando in una direzione non condivisa, nell'analisi delle possibili cause e soluzioni bisogni valutare certamente il conducente, ma anche il veicolo.
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